Ciò che intendiamo per bellezza, e nello specifico bellezza femminile, cambia da paese a paese, percorrendo i sentieri dell’identità, del corpo e del vestiario.

Non è semplice parlare di moda, di bellezza e di seduzione se vogliamo farlo uscendo dai confini del mondo che conosciamo. In Italia abbiamo visto cambiare i corpi che si sono fatti via più più minuti fino al negare la differenza tra i sessi e proporre una moda genderless, che in molti ci chiederemo se riuscirà mai ad attecchire. Così come i colori, le fogge degli abiti che si trasformano ogni pochi mesi.

Ma l’ideale di bellezza femminile, così come le forme e i materiali per coprirlo oppure metterlo in mostra, non sono certo universali, cambiano da Paese a Paese e si trasformano in maniera dinamica come l’identità e la cultura.

Il vestiario, così come gli ornamenti e le tecniche/pratiche estetiche, nascondono sempre un ideale di bellezza ed un preciso rapporto con il proprio corpo -fisico, emozionale, animico- legato strettamente alla cultura di appartenenza.

L’abito e l’accessorio rivelano identità, ruoli e status sociali, coprono quelle parti del corpo che culturalmente devono restare celate. Sono un ornamento decorativo e una protezione magico-religiosa spesso dotati di virtù curative o preventive in particolari momenti della vita: pensate solamente al braccialetto beneaugurante di corallo rosso che viene regalato ai neonati e che ritroviamo trasformato (non più corallo ma strisce rosse tessute dalle donne) in vari Paesi dell’America Latina e in diverse zone dell’Africa.

La funzione di scaldarci durante la stagione fredda è sicuramente l’ultimo elemento che caratterizza la scelta di un abito, non solo tra noi dove per anni è stato di moda l’ombelico scoperto durante l’inverno, ma anche tra i Fuegini (o Fueghini), una popolazione oggi estinta, che abitava la gelida Terra del Fuoco e che si copriva più con pitture corporali che con caldi mantelli.

Come sempre accade, ogni luogo rivendica la verità rispetto a moda e bellezza, con lo sguardo dell’abitudine e della normalità, di ciò che conosciamo e siamo abituati a osservare. Pensate all’abbigliamento dello stare in casa, sicuramente sinonimo di comodità e di semplicità che a volte trascende nell’arruffato…almeno nel mio caso!

Un’importante lezione, che non riesco mai a mettere in pratica, l’ho avuta anni fa da alcune donne maghrebine che mi hanno sottolineato come noi italiane “ci facciamo belle ed eleganti” solamente quando usciamo di casa e nell’ambito domestico siamo spesso trasandate. Per loro questo è incomprensibile, poiché la casa è la sfera privata degli affetti e il luogo dove mostrare la parte migliore, la più bella e seducente (attenzione a non confondere il nostro ideale di seduzione con il loro) alle persone care!

Ed è proprio da questa riflessione che sono nati i kimoni WAXMORE, un suggerimento che vorrei riproporre a tante altre donne: fatevi belle arrivando a casa! Anche solo per voi stesse, per coccolarvi un po’ e per godere dell’intimità della casa.

 

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